Rivista dell'Istituto per la Storia dell'Arte Lombarda
Numero 46

Ossa e identità: analisi antropologica delle reliquie dei santi del contesto ambrosiano (progetto SACRE)

Mirko Mattia, Marta Mondellini, Linda Valente, Debora Mazzarelli, Davide Porta, Cristina Cattaneo

Nell’ambito del progetto SACRE (LABANOF, Università degli Studi di Milano) sono stati esaminati resti umani tradizionalmente attribuiti a 26 santi e venerati del contesto ambrosiano, adottando un approccio conservativo e metodiche proprie dell’antropologia forense. Dopo una documentazione accurata, l’indagine osteologica ha ricostruito, quando possibile, il profilo biologico (sesso, stima dell’età alla morte, statura e affinità biologica) e ha valutato condizioni patologiche e stress funzionali (degenerazioni articolari, segni di attività fisica, alterazioni compatibili con carenze e infezioni). Particolare attenzione è stata dedicata all’analisi dei traumi, distinguendo lesioni avvenute in vita da quelle post mortem, anche in relazione alle numerose manipolazioni e ricomposizioni storiche delle reliquie. Nel complesso, i casi presentano storie di vita eterogenee: la maggior parte mostra quadri compatibili con usura e malattia, mentre in alcuni individui si osservano lesioni compatibili con violenza in prossimità della morte, più frequenti rispetto a quanto normalmente rilevato nella popolazione normale milanese.

Bones and identity: forensic-anthropological analysis of saints’ relics in the ambrosian context (SACRE Project)

Within the SACRE project (LABANOF, University of Milan), human remains traditionally attributed to 26 saints and other venerated individuals from the Ambrosian context were examined using a conservation-first framework and forensic-anthropological methods. Following detailed documentation, osteological assessment reconstructed the biological profile where possible (sex, age-at-death, stature and biological affinity) and evaluated skeletal indicators of disease and functional stress (joint degeneration, activity-related changes, and lesions consistent with nutritional deficiencies or chronic infection). Trauma analysis was a key component, aiming to distinguish ante-mortem and peri-mortem from post-mortem damage, also considering the extensive historical handling and reassembly typical of relics. Overall, the series shows heterogeneous life histories: most individuals display patterns consistent with wear and disease, whereas a subset exhibit lesions compatible with violence close to death, more frequently than usually observed in non-selected skeletal collections.