Rivista dell'Istituto per la Storia dell'Arte Lombarda
Numero 42-43

La valorizzazione, a scopi ‘politici’, dell’architettura della Certosa di Milano nel XIX secolo

Ferdinando Zanzottera

Dopo aver tratteggiato il ruolo delle immagini e delle stampe devozionali ottocentesche nell’ordine certosino, non solo di matrice architettonica, il saggio esplora la valorizzazione della Certosa di Milano nel XIX secolo, evidenziando l’uso politico-culturale delle sue immagini per rafforzare l’identità cattolica italiana. L’autore analizza in dettaglio un lungo articolo edito nel 1877 dalla rivista “Leonardo da Vinci”, che per l’occasione fece realizzare due grandi xilografie della facciata della chiesa e del Chiostro della Foresteria del cenobio milanese, completamente dimenticate dalla storiografia del XX e XXI secolo. Affiancata a una più vasta campagna culturale di valorizzazione della spiritualità legata a Papa Pio X, tali incisioni furono assurte a simbolo di un patrimonio culturale dall’indiscusso valore artistico messo a dura prova dalle soppressioni e dalle distruzioni dei decenni precedenti, e della necessità di risarcirlo mediante significative opere di restauro. Il testo analizza anche il passaggio dall’uso devozionale delle immagini a una dimensione più turistico-culturale, in un’epoca in cui il turismo religioso cresceva e insisteva affinché gli antichi complessi monastici venissero considerate architetture da tutelare e conservare.

The valorization, for ‘political’ purposes, of the architecture of the Certosa of Milan in the 19th century

After tracing the role of devotional images and engravings from the nineteenth century within the Carthusian order, not only architectural in form, the essay explores the enhancement of the Certosa of Milan in the nineteenth century, revealing the political-cultural use of its images to strengthen the Italian Catholic identity. The author closely examines a long article published in 1877 by the “Leonardo da Vinci” magazine, which commissioned two large woodcuts of the church facade and the Guest House Cloister of the Milanese monastery, now entirely forgotten by twentieth- and twenty-first-century historiography. Alongside a broader cultural campaign promoting the spirituality connected to Pope Pio X, these engravings became symbols of an invaluable cultural heritage, tested by the suppressions and destructions of previous decades, and underscored the need to restore it through meaningful acts of preservation. The text also considers the shift from the devotional use of images to a more tourist-cultural dimension during a time when religious tourism was rising and urging that ancient monastic complexes be viewed as architectural works worthy of safeguarding and conservation.